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Tony Piaceri Autobiografia

Carta di Identità Salvatore Porcu in Arte Tony PiaceriSono trascorsi tanti anni da quando frequentai le scuole elementari e tanti ricordi della mia infanzia sono ancora presenti nella mia memoria: in particolare ricordo una cerimonia svoltasi a Capoterra, mio paese natale. In quella circostanza, tra le autorità presenti, furono invitati un certo Copula, Federale e personalità di spicco e mio zio Cavalier Giuseppe Melis, allora Podestà. Fu in quell’occasione che la mia maestra, Assuntina Ardau, mi invitò a recitare una poesia di Giovanni Pascoli, ricevendo applausi e consensi da tutti i presenti. Fu per questo motivo che l’insegnante, orgogliosa per la bella figura, per il modo in cui esposi il testo e soprattutto per il sentimento che trasparì nell’esporlo, mi chiese di riproporre in altre simili festività la stessa tanto acclamata e apprezzata poesia. Questo fu per me motivo di tanta gioia. Ricordo che, poco dopo aver recitato la poesia, per mano della bidella, mi venne donato come premio una ciotola contenente del latte. Per questo e tanti altri motivi, con il trascorrere degli anni e con la fine delle scuole elementari, la poesia lasciò in me un segno indelebile e, man mano che crescevo, mi rendevo conto che la mia passione aumentava sempre di più.

Cominciai così a leggere e informarmi su ciò che in qualche modo avesse attinenza con essa. In quel periodo capitava che ogni anno, durante le sagre paesane organizzate dal comitato del paese, venivano ospitati “is cantadoris a muttetus ” e con loro due figure di accompagnamento vocale denominate “ su basciu e contra ” che mi deliziavano con i loro canti in dialetto campidanese. Essi erano composti da quattro o cinque elementi di sesso maschile e femminile, uno dei quali veniva precedentemente estratto a sorte e, mediante un argomento scelto dai partecipanti, dava lo spunto sostenendolo sotto metafora fino al termine della cantata. “ Is cantadoris ” raramente riuscivano a scoprirne il contenuto, solo uno dei componenti del gruppo riusciva ad individuare una metafora dell’argomento trattato, per poi continuare la cantata fino alla fine.

Ogni “ muttettu ”, così come venivano chiamati quelli tradizionali, erano composti da dieci frasi, due delle quali venivano usate per il proponimento e le restanti otto per la “ sterrina ” per poi, al termine, scalare il tutto rispettando sempre il contenuto, la metrica e la rima. Spesso accadeva che, assieme ai miei cugini Piano, anch’essi appassionati e intenditori di questo genere di composizioni, ogni qualvolta vi era la presenza de “ is cantadoris de muttetus ”, noi giovani ragazzi stessimo particolarmente attenti alle loro esecuzioni e ai modi in cui essi si esprimevano. Fu così che, pian piano, cominciai anch’io a imparare ed eseguire la suddetta specialità di canti.

Nel periodo della mia gioventù pensai che quel genere di musica attraesse persone oramai non più giovanissime. Ma, successivamente, mi dovetti ricredere in quanto notai, intorno alle mie interpretazioni, un certo interessamento anche da parte dei più giovani e, fu allora, che mi resi conto che questo tipo di canto tradizionale poteva avere una continuazione da tramandare negli anni perché, un domani, questa conoscenza potesse diventare fonte di ricchezza della cultura popolare sarda.

Al compimento del diciottesimo anno di età lasciai il mio paese per arruolarmi nelle forze armate dove, in seguito, conseguii un brevetto con l’allegata specializzazione in meccanica. Fu proprio nel luogo in cui prestavo servizio che, grazie alla mia passione per il canto e avendo a disposizione un teatro all’interno della caserma, cominciai a organizzare eventi canori. Dopo alcuni anni, a causa di un problema di salute, dovetti abbandonare l’arma, era il lontano 1955 e mi trovavo a Napoli nella città del bel canto, motivo per cui ne approfittai e partecipai ad un concorso canoro per voci nuove presentato da Corrado Mantoni e Franca Marzi. Con grande soddisfazione e merito vinsi la manifestazione e fui considerato ed elogiato da tutti i presenti e dalle più importanti testate giornalistiche italiane, tanto da mettere il mio nome in evidenza in prima pagina in molti giornali, nominandomi la più bella voce e rivelazione dell’anno.

Fu così che, in seguito, avvenne il mio debutto in uno dei più grandi e famosi teatri di Napoli: “ Il salone Margherita ” dove, con il mio nome d’arte Tony Sardo, conquistai tanti consensi dal pubblico a tal punto che cominciai a ricevere le prime offerte di lavoro da parte di case discografiche e organizzazioni di manifestazioni canore tra le più importanti in Italia quali “ Piedigrotta " e tante altre. In queste occasioni ebbi l’onore e il piacere di conoscere tante personalità dello spettacolo fra le quali compositori come i maestri Franco Acampora, Gorni Kramer, Ennio Morricone, direttori d’orchestra come Giuseppe Anepeta, Berto e Franco Pisano, direttori artistici, musicisti e cantanti come Claudio Villa, Achille Togliani, Teddy Reno, Gino Latilla e Roberto Murolo.

Nel 1957 fui chiamato in Sardegna per partecipare a una serie di spettacoli per l’inaugurazione delle prime trasmissioni televisive della RAI a diffusione regionale che, proprio Capoterra, mio paese d’origine, ebbe l’onore di trasmetterli nell’allora esistente " Cinema Aurora ”. Intanto, a Capoterra, contribuì  a formare il primo gruppo di ballo folkloristico dal nome “ Santa Barbara ” ed io, con il mio canto e il mio repertorio di canzoni in lingua italiana, napoletana e sarda, allietavo le varie feste paesane, le sagre, le manifestazioni e gli spettacoli, non solo nel mio paese ma anche in altre molteplici località dell’isola. Di quel periodo, particolare e vivo ricordo è rivolto alle mie esibizioni nell’Anfiteatro Romano di Cagliari, alla Fiera Campionaria della Sardegna e in alcune radio a diffusione regionale fra cui: RAI Radio Sardegna.

In tutte queste manifestazioni venivo accompagnato dal mio gruppo musicale “ I Volponi ”, composto da cinque cari amici e affermati musicisti: Nanni Serra, Raimondo Casti, Gianni Pilia, Emilio Bianchi, Giampaolo Pagliero. Rientrato a Napoli, il 18 e 19 settembre 1963, ho cantato con Mario Merola, Nunzio Gallo, Mario Abate, Mario Trevi, Eduardo de Crescenzo in occasione dei solenni festeggiamenti in onore di Sant’Antonio di Padova. Successivamente, venni chiamato per incidere dei dischi dalla mia casa discografica: la RCA Italiana che, in collaborazione con i famosi autori musicali Alfonso e Gianni Mazzucchi, mi fece incidere un long playing (LP) dal titolo “ I Miserabili ”, libero adattamento dal romanzo di Victor Hugo, che fu molto apprezzato e ottenne un ottimo successo in Italia e anche all’estero. Sempre per la RCA, negli anni successivi, incisi cinque brani, in italiano, in napoletano e in calabrese dal titolo: "O dell'arco pietosa Regina", “ il Santo Glorioso ”, “San Francesco da Paola ”, “ La Madonna di Monte Vergine ”, “ Mira il tuo popolo ”, tutti diretti dal Maestro Teo Usuelli con l’Orchestra della RCA Italiana e con il coro di Nora Orlandi. Nell’articolo della pagina spettacoli del settimanale Famiglia Cristiana n. 39 del 24 settembre 1961, la mia interpretazione dei quattro brani religiosi, accompagnato dall’orchestra del maestro Teo Usuelli, fu definita “molto efficace”. Tra i brani da me interpretati, “ Mira il tuo popolo ”, fu inserito come colonna sonora del film: “ L’ape regina, Una storia moderna . Questo film, prodotto dalla Cineriz nel 1963 che vedeva come protagonista l’attore Ugo Tognazzi e come regista Marco Ferreri, fu proiettato in occasione della Biennale di Venezia al premio “ Leone D’oro ”. Fu in quel periodo che il mio nome d’arte “ Tony Sardo ” venne sostituito con “ Tony Piaceri ”. Nello stesso anno il mio direttore artistico, Enrico Micucci, mi chiamò a Roma per invitarmi a partecipare al Festival di Napoli con un brano edito dalla RCA in lingua napoletana e questa notizia venne pubblicata dal settimanale italiano “ TV Sorrisi e Canzoni ”. In seguito, la stessa RCA Italiana mi propose di incidere dei brani da me composti dal titolo: “ Partu Sordau, Muttettos de Amore, Coro dei Pastori di Burgos, Trallallera ”, accompagnato dal complesso di Lino Girau per decantare, attraverso i testi, la bellezza della mia splendida isola. Riscossi tanto successo a tal punto che introdussero le mie composizioni nel ” Albo della storia della canzone popolare italiana. Così, stimolato dall’evento, continuai la mia opera scrivendo e componendo dei brani contenuti in una decina di album dove, tra i più significativi, troviamo: “ Sardegna antica e moderna, Partu Sordau ” e tanti altri che molte persone ricordano e collezionano ancora oggi. Nel maggio del 1964, mi esibii con il mio quartetto a Cagliari, nella Sagra in onore di Sant’Efisio. L’esibizione fu molto gradita e l’ente per il turismo mi chiese di ripeterla presso l’Anfiteatro Romano. Nel 1969 rientrai definitivamente in Sardegna e, tra la mia gente e gli usi e costumi di noi sardi, mi resi conto che la nostra incantevole isola era un paradiso che non aveva confronti con le altre, seppur belle, regioni d’Italia. Nel 1972 fui inviato, per lavoro, al poligono interforze di Perdasdefogu ma, negli anni successivi, fui trasferito presso il 30° Stormo di Cagliari Elmas, anni durante i quali, scrissi i testi e la musica di altri dischi che ebbero un ottimo riscontro e un altrettanto successo tra i quali:

  •  “ Tony Piaceri Volume 2 ”, accompagnato dai musicisti di Capoterra: Rossano Puddu e Francesco Sanna
  • Tony Piaceri Volume 3 ”, accompagnato dai musicisti: Nanni Serra, Sandro Meloni, Mauro Meloni, Sandro De Vita, Raimondo Casti;
  • Sole nuraghi e vernaccia ”, con la cantante cagliaritana Adriana Barri, accompagnato dai musicisti: Nanni Serra, Giorgio Tremendo, Sandro Mameli, Sandro De Vita, Raimondo Casti;
  • Su Barralliccu ”, canzone per bambini, inserita nella raccolta: “A Sant’Arega Andeus ”.

Al termine dei miei anni lavorativi, continuai a dedicarmi alla mia passione per i testi di musica e per la poesia e, per le mie composizioni, utilizzai le metriche dell’ottava de su muttettu, dei sonetti e delle quartine. Nell’anno 1985, Papa Giovanni Paolo II ci onorò con la sua visita in Sardegna e, per quel grande evento, decisi di comporre ed incidere dei brani che ebbero un grande successo e che dedicai a “ Sua Santità Giovanni Paolo II, a Suor Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali e alla nostra Signora Madonna di Bonaria ”. Fu così che dopo l'uscita di questo lavoro discografico, presi la decisione di chiudere definitivamente con il canto, per dedicare interamente la mia vita, alla mia famiglia e continuare nel mio lavoro, in qualità di meccanico specializzato presso il 30° Stormo di Cagliari Elmas.

Il 28 aprile 1997, in occasione della festa “ Sa die de sa Sardigna ”, venni premiato, nella sala consiliare del Comune di Capoterra, dall’amministrazione comunale come: “ la più importante figura Artistica di originle Capoterrese che ha divulgato la cultura Sarda in Italia e nel Mondo ”. Nel 2003, la Proloco di Capoterra organizzò una serata in mio onore, io, felicissimo e tanto emozionato, mi esibii con il mio canto e le mie canzoni. Alla presenza di tanti miei concittadini ed estimatori, l’allora Presidente della Proloco Franco Bayre mi onorò del “ Tributo all’artista, autore e compositore ”. Nel 2006, in occasione della giornata dedicata allo spettacolo e alla musica, l’amministrazione comunale del mio paese, nelle persone del signor Sindaco Giorgio Marongiu e dell’Assessore allo Spettacolo Francesco Dessì, mi insignì di un riconoscimento e di un ringraziamento speciale per l’impegno svolto nel corso della mia vita nel campo artistico e musicale, impegno che ha contribuito a dare ampia rilevanza alla nostra comunità e al nome di Capoterra in Italia e nel Mondo.

Anno 2005; abbandonato completamente il canto, decido di dedicarmi esclusivamente ad una delle mie più grandi passioni, la composizione di muttettu e poesie.

Da quì inizio a scrivere di mio pugno versi poetici, utilizzando le metriche dell’ottava de su muttettu, dei sonetti e delle quartine per far conoscere a tutti gli amici ed estimatori, il sentimento e la passione che da sempre nutro, per i muttettu e poesie.

Termino così, con un pò di nostalgia, la narrazione di questi miei modesti ricordi tramite i quali, ho voluto informare gli amici lettori che, quanto realizzato nella mia vita, è stato frutto della mia notevole creatività, infinita passione e riconoscenza per la mia amata terra d’origine e per il mio paese Capoterra, come spero e credo, anche con un pò di merito.

 Salvatore Porcu in Arte Tony Piaceri

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Salvatore Porcu in arte Tony Piaceri
• Capoterra, 03.09.1930 — 24.08.2014 •

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